MARIA TE QUIERO
Maria, metafora della femminilità e dell'ispirazione, vive nel suo mondo idilliaco e fiabesco inconsapevole e ignara della decadente verità.
Le immagini raccontano la visione incantata della realtà attraverso gli occhi di Maria e con una attenta messa in scena Carolina ricostruisce questo idolo.
Maria è un sentimento, una vocazione, una volontà che non trova spazio nella quotidianità terrena.
Maria si trasforma, cambia identità e diventa un' icona facile da amare, e come in tutte le fiabe, anche lei non vuole crescere.
Maria è un gioco e Carolina decide di partecipare inseguendola e concretizzandola.
Carolina Amoretti è nata a Imperia nel 1988. Diplomata all'Istituto Statale d'Arte W.Gropius di Imperia, è attualmente iscritta all'Istituto Italiano di Fotografia di Milano dove vive e lavora. Dopo aver affrontato un percorso pittorico, da diversi anni si occupa di fotografia.
Lei ama: la fotografia a colori, i dadaisti, le canzoni di Battiato, il “Candido” di Voltaire, i ritratti di Pierre e Gilles, i film senza una fine.
Lei odia: le promesse non mantenute, il seppiato, lavare i piatti, le sovraesposizioni, le banalità, i film a lieto fine.
I lavori di Carolina Amoretti sono visibili sul sito www.myspace.com/capexcapex
Cape Town Cafè Via Vigevano, 3 Milano. Aperto tutti i giorni dalle 7:00 alle 2:00. Domenica dalle 18:00 alle 2:00. Ingresso libero - Lunedì chiuso.
SYBAR la città bianca
fotografie di Elena Solito e Vito Giglio
Certi luoghi sono come le persone, hanno una loro anima, una loro identità, un loro respiro.
Aggrappandoci ad un'immagine fermata su carta possiamo percepire il suo corpo, assumere forme che durano il tempo di uno sguardo, e il viaggio fisico nelle sue vie diventa un viaggio nella sua anima barocca.
“Un filo di luce entrava dalle fessure create dai palazzi, posizionati uno vicino all’altro, come una fitta ragnatela di tessuto urbano.
Era ancora presto. Era l’ora in cui il sole era più alto e illuminava l’oscurità della sua anima barocca; rivelando una immagine di sé impercettibile altrimenti, indefinibile, ad un occhio poco incline a distinguere quel mutare delle forme plasmate dalla luce.
Forme, che duravano il tempo di uno sguardo e che poi scomparivano lasciando solo il ricordo di quel passaggio, in una città che lentamente iniziava a muoversi. Era quella lentezza a colpire di più, quella sensazione di poter rallentare il tempo, forse per via della calura dell’estate che costringeva a ritardare la vita nella strade, forse per via del suo respiro calmo e pacato che consentiva di recuperare ciò che pareva perduto.
Il tempo di fermarsi a guardare quelle forme in continuo divenire tra le mura del suo antico castello, dove i ricordi di una storia lontana riaffioravano attraverso i suoi vetri impolverati, attraverso una rete rotta, disegnando immagini inghiottite dalla memoria.
Sybar, la città bianca, era capace di risvegliare l’insano desiderio di perdersi tra le sue ombre per ritrovare, in fondo alle sue luci, la fine della terra e l’incontro dei due mari…”
Elena Solito e Vito Giglio, coppia artistica e nella vita, ma con identità ben distinte che si incastrano perfettamente come tessere di un puzzle. Per natura tecnico e rigoroso lui, ama i numeri e il reportage, lo yoga e la meditazione. Creativa e poetica lei, ama la letteratura e l’arte, la moda e il design. Il loro colore il bianco, il loro simbolo il sole, la loro parola equilibrio, la casa la loro “home gallery” privata. La passione per la fotografia li ha condotti all’Istituto Italiano per due anni. Dopo un passato in un’azienda multinazionale ricoprendo ruoli diversi, stanno per affrontare nuovi percorsi professionali. La loro filosofia di vita è fatta di punti di vista, solo guardando le cose da un’altra prospettiva ne puoi cogliere l’essenza….e allora buon viaggio!
Fresco Art Viale Montenero, 23 Orario: tutti i giorni dalle 7:00 alle 15:00 e dalle 16:00 alle 02:00 Ingresso libero - Lunedì chiuso