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Violence in Honduras

Nanni Fontana


Nanni Fontana




Dall’8 luglio al 29 agosto 2010 presso la Feltrinelli Libri e Musica


In Honduras il crimine è endemico. Con una popolazione di 7,3 milioni e 4.473 morti ammazzati, il suo tasso di omicidi pro capite nel 2008 è stato di 59,7 ogni 100.000 abitanti, il secondo peggiore nel mondo. Il 25,2% in più di omicidi rispetto al 2007. Più di dodici morti violente al giorno. Il 78,6% delle vittime è stato ucciso con un’arma da fuoco. Il giorno più violento dell’anno è stato Natale: 38 morti. Il 65% degli omicidi è avvenuto in spazi pubblici di Tegucigalpa e San Pedro Sula per mano di sicari, per lo più membri delle gang arruolati dai cartelli messicani e colombiani del narco traffico. Più del 30% delle vittime aveva meno di 24 anni.
Il paese ha una popolazione molto giovane: il 50% degli honduregni ha meno di 19 anni. La diffusa povertà, l’elevato tasso di disoccupazione e le prospettive offerte dal traffico della droga hanno contribuito all’ondata virulenta di crimini commessi per lo più da gang giovanili conosciute col nome di “maras”. Si stima che queste gang abbiano decine di migliaia di membri attivi. Usano la minaccia e la violenza per controllare i distretti più poveri nei paesi e nelle città. Le gang sono presenti in tutto il Centro America, importate dalla California da ex emigrati salvadoregni espulsi dagli Stati Uniti. L’Honduras è stato l’ultimo e il meno preparato tra gli Stati del Centro America a dover fronteggiare questo fenomeno giovanile. Nel 2003 uno specifico piano di leggi contro le maras fu implementato dal governo dando alle forze dell’ordine la possibilità di arrestare una persona sulla sola base del sospetto dell’appartenenza a una gang, per il fatto di vestire in un certo modo o di avere il corpo tatuato. Dopo la campagna presidenziale del 2005 le gang hanno cambiato abitudini e strategie. Entrambe le maggiori maras, la M18 e la Mara Salvatrucha o MS13, si sono affiliate nel tempo ai diversi cartelli di narcotrafficanti presenti nel paese, diventandone la manovalanza e dando inizio alla sempre crescente spirale di violenza. Una volta entrati a far parte di una Mara non se ne esce più. È una regola. Nessuno può lasciarsi alle spalle la propria gang. Decidendo di farlo si mette a rischio la propria vita e quella dei propri familiari e amici, per sempre. La maggior parte dei ragazzi che entra in una gang è cresciuta in strada e si è avvicinata molto presto al mondo delle maras. Fabian, Ana, Nelson, Luis Omar, Robin, Carlos Alberto, Axel erano tutti conosciuti con il nome che gli venne dato una volta entrati a far parte delle maras. El Demente, la Casper, el Sombra, el Plaga, el Pantera, el Bestia, Spike. Tutti loro hanno ucciso per la prima volta entrando a far parte della gang, come rito di iniziazione. Abbandonati dai loro genitori, il più delle volte questi ragazzi pensano alla gang come a una nuova famiglia da cui farsi adottare ignorandone, tuttavia, le regole rigidissime, lo stress del vivere sotto una costante minaccia di morte e l’immensa quantità di violenza in arrivo nelle loro vite. Come loro ce ne sono, si pensa, circa 50.000 nella sola Tegucigalpa. Almeno dieci volte maggiore il numero se si pensa all’intero paese. In Honduras la discriminazione sociale è molto forte. C’è un crescente senso di incertezza dovuto alla cronica situazione di povertà e all’elevato livello di corruzione dei membri delle forze dell’ordine e della classe politica. L’aumento del numero di persone che vive in estrema povertà porta inevitabilmente a un numero sempre maggiore di ragazzi che vivono in strada e che, molto probabilmente, diventeranno membri di una gang.

Tegucigalpa, Honduras, 2009




NANNI FONTANA / FOTOGIORNALISTA
Sono nato a Milano nel 1975. Nel 2001 mi sono laureato in economia dei mercati finanziari internazionali, poi ho deciso di diventare un fotogiornalista. Nel 2003 ho pubblicato la mia prima fotografia. Ho collaborato con l’agenzia World Pictures Network di New York e con l’agenzia Prospekt di Milano. Dall’inizio del 2009 lavoro come fotografo indipendente. Le mie immagini sono state pubblicate su quotidiani e riviste italiani ed internazionali, tra esse Il Corriere della Sera, La Repubblica, The Financial Times, The Guardian, Die Tageszeitung, Yedioth Ahronoth, L’Espresso, D la Repubblica delle Donne, Internazionale, The Economist, Newsweek, Vanity Fair, Fortune, Private e il National Geographic. Ho viaggiato in Europa, a Cuba, in Messico, Egitto, Mongolia, Nepal, India, Cipro, Siria, Libano, Giappone e Honduras, concentrando prevalentemente il mio lavoro sulle news internazionali e su reportages a sfondo sociale. Nel 2008 ho pubblicato il mio primo libro: “La Moskitia. Gracias a Dios”, un reportage sull’emergenza sanitaria a livello materno-infantile nella moskitia honduregna. Tra le mostre personali: Violence in Honduras - 255Canal, New York - 2010 La Moskitia. Gracias a Dios - Museo del Hombre Honduregno, Tegucigalpa - 2009 Collateral damages, demining Cyprus - Blast Gallery, Rome - 2007 Prestige? Nunca mais! - Feltrinelli Gallery, Naples and Genoa - 2003 Guardando al futuro (kurdish iraki refugees) - Feltrinelli Gallery, Milan – 2002

www.nannifontana.com

Dall' 08 luglio al 29 agosto 2010

presso la Feltrinelli
Piazza Piemonte, 2 - Milano

Inaugurazione
08 luglio dalle ore 18:00

Orari d’apertura:
lun.12:00-21:00 mar.-gio.10:00-21:00
ven.-sab.10:00-23:00 dom.10:00-20:00

http://artside.istitutoitalianodifotografia.it




Uscite dall'ombra

Michela Bernasconi


Michela Bernasconi

Dal 25 giugno al 06 settembre 2010 presso Diva's Café




Quattro donne, quattro figure femminili lontane nel tempo da quella che è la cosiddetta”donna moderna”, ma contemporaneamente molto vicine nel profondo. Quattro donne che amano o che hanno amato lo stesso uomo: Ulisse, passato alla storia come eroe, grande tra i grandi, capace d’affrontare il viaggio più importante della cultura occidentale. Eroe per definizione, protagonista… oppure no… ingannatore… traditore… egoista… piagnone. Quattro donne, vere protagoniste della vicenda di Ulisse… donne che custodiscono, proteggono, salvano il cosiddetto eroe; ma che nell’immaginario comune rimangono deboli e assoggettate al destino. Forse, se questa vicenda non fosse stata raccontata da uomini, queste donne avrebbero avuto un messaggio “mediatico” diverso, sarebbero apparse così com’erano e come sarebbero anche oggi, deboli e sofferenti per l’abbandono dell’uomo amato, ma allo stesso tempo vendicative, indifferenti e calcolatrici.





Michela Bernasconi nasce a Milano nel 1983, da piccola sogna di aprire una cartoleria o di fare l’astrofisica, ma il brusco contatto con i numeri le fa capire che le stelle è meglio guardarle con i sogni che con il telescopio. Ama l’arte in tutte le sue forme ma dopo la laurea in pittura a Brera comprende che è stufa di sporcarsi le mani e decide di continuare le sue ricerche artistiche attraverso la fotografia, mezzo sicuramente più pulito, avendo così modo di mescolare l’apparente realismo dell’immagine fotografica con le astrazioni così tipiche dell’arte pittorica. Ama da sempre la libertà, la natura, gli spazi aperti e gli animali… attualmente la sua famiglia è composta da due gatti, un cane nevrotico, uno cavallo, una tartaruga aggressiva ed innumerevoli pesci. michelabernasconi@virgilio.it

Dall' 25 giugno al 06 settembre 2010

presso Diva's Cafè
Via Albricci, 3 - Milano

Inaugurazione
25 giugno dalle ore 18:00

Orari d’apertura:
lun.-sab. Dalle 6:30 alle 20:00
chiuso la domenica

http://artside.istitutoitalianodifotografia.it